i 7 Geni di Palermo

i 7 Geni di Palermo

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Descrizione

In principio fu Panormos, dal greco “tutta porto”, con i Romani divenne Panormus, poi fu la volta degli Arabi e il nome originale si trasformò in Balarm (pronunciato Balerm). In ultimo, sotto la dominazione normanna, echeggiando la precedente pronuncia latina su base araba, si trasformò dapprima in Balermus e poi in Balermuh.
Queste le motivazioni storico-linguistiche con cui si spiega l’etimologia dalla quale deriva il nome della città di Palermo, tuttavia esiste un’antichissima leggenda che attribuisce l’origine del suo toponimo alla presenza di un Genius Loci, avvolgendo nel mito la fondazione del capoluogo siciliano.
A proposito di questa leggenda, la penna di Giuseppe Pitrè ci tramanda le avventure di un ricco viaggiatore che, navigando di sponda in sponda, fu colto improvvisamente da una burrascosa tempesta. Proprio sul punto di morire di fame e di stenti, una forte ondata lo spinse sul golfo della città che gli offrì ristoro e nutrimento. Rimase talmente estasiato dalla ricchezza dei suoi campi e dal suo bel cielo ceruleo che credette di trovarsi in un autentico paradiso terrestre, decise quindi di chiamare archittetti, ingegneri e manovali e di far edificare una città alla quale pensò di donare il suo nome: Palermo.
Benché si tratti soltanto di una leggenda popolare, gli scritti di Ovidio (I secolo a.C) e di Pausania (II secolo d.C) testimoniano che quello del Genius Loci fu un culto realmente esistito e che può essere ricondotto al paganesimo di epoca pre-romana.
Tradizionalmente il Genio di Palermo è raffigurato come un anziano re barbuto, con una corona che gli cinge il capo e un serpente che si nutre al suo petto. La simbologia del serpente gioca un ruolo rilevante nell’interpretazione iconografica del Genio: associato alla terra e all’acqua, è simbolo di fertilità, di rinascita e di forza fisica supportata dalla conoscenza.
Da sempre il Genio è emblema di Palermo, personificazione e simbolo dei suoi abitanti di ogni appartenenza etnica e sociale. Rappresenta il nume tutelare della città e, in qualità di protettore laico, è figura complementare a Santa Rosalia.

In tutta la città ne esistono otto rappresentazioni, di cui sei sculture, un affresco e un mosaico.

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